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Il futuro c’è, eccome

16/12/2011

di Paola Teresa Grassi

Emoziona entrare finalmente nello spazio leccese dei Cantieri Teatrali Koreja.
Il primo incontro? Sepolto nella nebbiolina e nel freddo pungente di una serata milanese del febbraio di vent’anni fa, al Teatro di Greco.
Lo spettacolo era Amori, e la recensione raccontava di quei cinque ragazzi che in una masseria del Salento davano vita ad un “campo culturale”. E di quel festival, Aradeo e i teatri, che qualche anno prima era nato con il contributo di poche lire da parte dei commercianti locali, e che continuava a vivere nella comune passione di viandanti del teatro. In quel medesimo terreno iniziavano ad agitare le loro radici anche i Sud Sound System, e prendeva vita attraverso di loro quel mood rivoluzionario di terra salentina che ha contribuito non poco a farla rinascere ed essere qui e ora ciò che è, oltre le mode e le tarante.
Le affinità d’anime non sono andate perdute, anzi, e a distanza di due decenni da quei primi anni ‘90 celebrano la loro attualità.
In una nuova epoca di insicurezza fare futuro insieme è quanto mai un’esigenza. Ecco dunque per due serate un cameo di stagione: come a dire che, adesso come allora, «noi, per il momento, non ci arrendiamo». È Acido fenico. Ballata per Mimmo Carunchio, camorrista, andato in scena per la prima volta nel 2001, esordio drammaturgico per Giancarlo de Cataldo su invito amicale di Salvatore Tramacere che ne cura la regia.
Fabrizio Saccomanno interpreta il ruolo che dieci anni fa fu di Ippolito Chiarello, inequivocabile calco del mitico faccione, e narra la sua vicenda non da una poltrona-trono hip-pop, dalla quale non può alzarsi pena la caduta dei poteri, ma da un tapirulan che non può fermarsi, metafora anch’essa di un movimento perpetuo che lo inchioda alla sua storia e al suo destino, lui che pentito non sarà mai: dalle occhiate di cinquanta bambini che lo indicano come quello povero di fronte alle impellicciate dame di San Vincenzo, all’escalation nei quadri della Sacra Corona Unita, dallo Scirocco d’inverno che ti entra fin dentro le ossa, alle morti volontarie e involontarie di chi quella scelta non l’ha compiuta, ma è caduto comunque vittima di quel sistema nel sistema che ingabbia anche fuori dal gabbio.
Il controcanto di quel canto non più melodrammatico, ma quasi confessionale, nel volto invisibile di un magistrato che rimane in ascolto e qualche volta annuisce, resta affidato ai SSS che pedalano, solidali come “buoni compagni”, mentre lui parla e cammina.
Invecchiati, come tutti noi — pareva impensabile —, ma non impoveriti d’energia trascinante, tanto che avremmo voluto ballare e trasformare la ballata in un concerto per contraddirli dicendo che un futuro c’è, eccome! Chissà, magari attraverso i giovani gruppi che stanno producendo, come i Ghetto Eden. L’appuntamento con Koreja invece è per domenica, con un Christmas Market da non perdere.

Foto di Alessandro Colazzo ©

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