Metti una domenica a Lecce …
di Paola Teresa Grassi
Se il teatro chiama la ricerca, il premio è la rivelazione. E, nei tempi di internet, l’esplorazione è oltremodo innamorante.
L’altra mattina, l’invito è arrivato via facebook da Ippolito Chiarello, straordinario narra(t)tore pensante.
Scoperto per caso, ripercorrendo la vera istoria dello show di cui ho già parlato nell’ultimo post, frammento dopo frammento, mi ritrovo dipendente dalle numerose clip che raccontano la sua carriera attorale. In teatro, al cinema, nei video e per strada, fra la gente, a recuperare l’antico contatto con il destinatario ultimo dell’azione performativa.
L’occasione, la piazza_mercato, ovvero un “non mercato in una non piazza”, nei giardinetti di quartiere attorno alla Ammirati Culture House.
Intimamente allineato al più ampio progetto che vede coinvolta la fondazione Musagetes, – restituire alla condivisione del pensiero attivo l’edificio che nel Cinquecento fu sede di una accademia filosofica, quella dei Trasformati di Scipione Ammirato, lui propone la sua personale filosofia dei “non-luoghi”.
E, come merce d’acquisto o di baratto – della trasform-azione, s’intende, predispone il suo menu di scena.
È la versione itinerante di (Fanculopensiero) Stanza 510 liberamente ispirato al romanzo [Fanculopensiero] del croato Maksim Cristan.
C’è un listino con il prezzo corrispondente a ciascun monologo e il viandante paga (in anticipo) per quello che vuole vedere.
«Comprate il mio spettacolo!», e io vado senza esitazione su La telefonata alla mamma, 6 euro. Lui si prepara, chiude bene il bavero del cappotto, alza la sciarpona di lana a proteggere la gola, e mentre ancora mi racconta del tour europeo è già dentro il testo.
Immediatamente riconosco un modo di narrare che ho già visto da qualche parte … è quel modo di evocare l’assenza di alcuni pochi maestri, quelli capaci di portare alla presenza uno e mille interlocutori con il solo controllo di corpo e parola. Ecco sì, mi ricorda il teatrare affabulante alla Marco Baliani, solo in versione salentina … radice che radica e al contempo porta lontano, «cittadini del mondo».
E, sarà un caso, ma proprio di andarsene o restare parlano i micro-testi della lista: del desiderio di partire per un altrove qualunque, lontano dalla voce che ci parla dentro, lontano dal pensiero che s’avviluppa.
L’attore che pensa maledice la riflessione, ma mi induce a compierla. E la transitoria risoluzione è che forse conviene stare almeno per un po’ dove ti capita di essere. Eccola qui la quint’essenza del barbone-pensiero, quella che tiene in piedi, oltre lo scatolone-palcoscenico, questo coraggioso barbonaggio teatrale.
Non vedo l’ora di vedere il film …









