È il verde il colore che ho scelto per scrivere il Diario intensivo. Oggi ho dovuto ricaricare la Parker Sonnet, la stilografica che mi ha accompagnato nelle giornate al centro Anuttara di Caprino Bergamasco. Sono trascorse tre settimane dal seminario. È il momento giusto per fare il punto sui primi risultati.
Mi ricordo innanzitutto che, a soli due giorni dall’inizio del percorso, sono andato a rileggere il primo scritto che fotografava la mia situazione e subito mi sono sorpreso del fatto che alcune affermazioni risultavano già vecchie, quasi fosse passato un periodo lungo, invece delle due giornate effettivamente volate in un batter d’occhio.
Il Diario aveva già exitato il suo effetto. Senza clamori, ma con un’intensità inaudita il tempo dedicato alla scrittura cogitante aveva attivato due cambiamenti potenti nella mia vita stimolando due scelte importanti.
La prima, apparentemente meno contingente, ma comunque molto significativa, riguardava la persona che mi ha generato, mia madre, con la quale il rapporto d’amore è risultato sempre piuttosto complicato, per lo più poco intenso e, sicuramente da parte mia, poco approfondito e molto diradato nel tempo a piccole dosi.
La scelta spiazzante di provare ad amare mia madre a partire dalla ricostruzione della sua storia personale, dal ricordo della sua infanzia e adolescenza è stata per me un’illuminazione e una scoperta di un punto di vista che non avevo mai considerato. Ciò significherà per me non solo conoscere meglio lei, per comprenderla e apprezzarla, ma mi aiuterà a ricostruire anche un po’ della mia infanzia, a me poco nota.
Tornato a casa, per non lasciare nel vago e nell’etereo questa intuizione, ho proposto subito all’Alba, così si chiama mia mamma, di registrare i suoi racconti, le sue emozioni di quel tratto di vita finora poco esplorato. L’espressione del suo viso mi ha fatto intendere subito non solo che aveva accettato, ma che in qualche modo ne era contenta. Grazie Diario!
In effetti quel seminario l’ho fortemente voluto e aspettato. Desideravo fare quel percorso guidato perché ne sentivo profondamente il bisogno.
Nel mese di maggio, in realtà, avevo già iniziato da solo a leggere e seguire passo dopo passo le indicazioni del libro italiano di Ira Progoff e già gli esercizi che avevo svolto mi furono molto utili. Tuttavia sentivo l’esigenza di avere una guida e allo stesso tempo mi sarebbe piaciuto vivere un esperienza di piccolo gruppo per condividere anche storie ed emozioni diverse.
E l’universo ha tramato affinché questo sogno si avverasse. Ho cercato e immediatamente ho trovato un aggancio che si è tradotto in una persona che ora è diventata un’amica: Paola Grassi, specializzata sul metodo Progoff, ma con un taglio filosofico, è stata una bella scoperta.
La seconda scelta importante, avvenuta grazie al tempo concessomi durante i giorni del Diario, mi riservo di non esplicitarla pubblicamente, come del resto la pratica di Progoff consente. Si tratta di una scelta esiziale che coinvolge tutto me stesso, il presente, il futuro, una decisione che ha portato chiarezza e che necessariamente ha aperto nuove vie e richiesto la rinuncia ad altre opportunità: in poche parole quello che la vita offre ogni giorno in piccolo o in grande.
È bello sapere che, durante le giornate in cui si esplora la propria vita sia possibile scrivere senza essere obbligati a leggere al gruppo le proprie composizioni, o sia possibile parlare, ma anche tacere, ascoltare e non ascoltare, potendo godere la solitudine dello stare insieme, una sensazione unica e preziosa dove l’essere in un piccolo gruppo significa allo stesso tempo sentirsi protetti e provare a rischiare così come è possibile attingere dall’energia degli altri o donare la propria, scegliendo ogni volta l’esposizione di sé che ciascuno ritiene più adeguata in quel momento.
È stato bello che il clima del Diario abbia lasciato spazio a diversi tipi di silenzio: da quello della serie “non vola una mosca”, che consente di svuotarsi dei pensieri inutili, a quello più sonoro che accoglie le voci della natura, al silenzio esplorativo che rischia di illuminare un tratto della via al silenzio che, attivato profondamente, ti facilita l’ascolto della voce più importante per te in quell’istante della tua esistenza.
Dal centro Anuttara di Caprino bergamasco mi porto a casa anche delle chicche, direi delle perle che mi ispireranno nel prossimo futuro.
Oltre all’opportunità di essere soli quando si è insieme, dove la solitudine diventa una scelta, mi è piaciuta l’idea che esistono e hanno il diritto di esistere dei “fantasmi buoni”, i quali, in un primo momento ci possono anche spaventare, ma in realtà col tempo comprendiamo quanto ci possono essere utili ed effettivamente possono aiutarci.
Mi porto a casa i colori che suddividono le parti del diario, quasi a ricordare a ciascuno di noi il saper riconoscere e apprezzare l’arcobaleno delle persone, degli eventi, la bellezza dell’arcobaleno della vita con l’invito implicito a buttare definitivamente le lenti a contatto grigie, che ci eravamo scordati di indossare pensando fossero i nostri occhi naturali.
Mi porto a casa un possibile nuovo lavoro affascinante: l’ascoltatore di storie, quello che dopo averle ascoltate sa cogliere nelle narrazioni aspetti peculiari, sa scoprire i talenti dei raccontatori e sa mostrare a loro il giacimento sconosciuto da cui attingere per cambiare la propria vita dando spazio alle loro passioni più belle.
Poi mi porto a casa l’immagine straordinaria della “polvere d’oro” descritta da Patrizia, una visione magica di situazioni che possono capitare o meglio, possiamo far capitare quando lo desideriamo e quando siamo veramente liberi di vedere il magico che siamo noi, che sta in noi e che ci circonda.
La “polvere d’oro” non si può vedere sempre, si vede nelle occasioni propizie quasi sia il frutto di coincidenze imprevedibili, ma non casuali.
Quando è forte il desiderio, quando determinata è la volontà, smisurata è la fiducia in se stessi e nell’universo è possibile che “la polvere d’oro” si manifesti. Avviene il miracolo che ci fa sentire co-creatori dell’universo e non semplici sudditi.
Mi porto a casa infine qualche cosa di molto intimo, i visi e le emozioni, le storie raccontate e non raccontate di tutti i partecipanti, di tutti noi che abbiamo diariato insieme. La presenza arguta di Giovanna, la potenza latente di Maddalena, il coraggio di Sara e la libertà di Patrizia. Tutte vi ringrazio dicendo a Paola “complimenti” per la sua conduzione leggera e profonda che ha facilitato l’errare delle nostre narrazioni.
Alberto Terzi
Pubblicato da ptgrassi
Pubblicato da ptgrassi
Pubblicato da ptgrassi